Abbiamo raccolto alcune valutazioni sulla resistenza di questi giorni grazie a una chiacchierata svolta con un attivista di XR che partecipa alla lotta per la difesa di Bosco Ospizio a Reggio Emilia, buona lettura!

Lo chiamano Bosco Ospizio perché fino a 21 anni fa lì sorgeva un ospizio con un grande giardino alberato. Una volta demolito l’edificio principale, è iniziato un processo di rinaturalizzazione spontanea avviato grazie all’inaccessibilità all’area, perimetrata da una recinzione che impediva al pubblico di entrarvi.

Si è quindi originato un ambiente con le caratteristiche di un bosco urbano vero e proprio. Un ecosistema peculiare, 45 mila metri quadrati che hanno, oggi più che mai, effetti positivi inestimabili sul contesto urbano circostante, contribuendo a mitigare il calore urbano e ad assorbire gli inquinanti di un’area della città abitata soprattutto da anziani e fasce meno abbienti.

Circa undici anni fa l’area fu acquistata da Conad, soggetto particolarmente influente a Reggio Emilia, con l’obiettivo di realizzare un centro commerciale. Tra le opere di compensazione previste dall’intervento, Conad ha proposto la realizzazione di una Casa della Salute e di una biblioteca (quest’ultima già presente in passato ai tempi dell’ospizio e ora spostata non molto distante). Peccato però che tali opere corrispondano a meno di 2 mila metri quadrati di un progetto che prevede di cementificarne oltre 30 mila, che nelle carte del piano finanziario dell’Ausl Emilia-Romagna non risulti alcuna spesa per la Casa della Salute almeno fino al 2028 e che quest’ultima non compaia nemmeno nella programmazione delle future opere edilizie. Elementi che mettono in dubbio la reale volontà di realizzare il presidio sanitario annunciato.

Il progetto, a causa diversi ostacoli burocratici, non era comunque mai partito, ma un paio d’anni fa l’iter ha subito una forte accelerazione. Per contrastarla, viene formata l’Assemblea Bosco Ospizio, un comitato composto inizialmente da Ecologia Integrale, che ne rappresenta il riferimento tecnico, da Extinction Rebellion Reggio Emilia e Ripuliamoci Reggio Emilia, ai quali si è aggiunta successivamente Legambiente Reggio Emilia. Con il tempo si sono uniti numerosi cittadini e cittadine, dando vita a un’assemblea permanente e orizzontale che si riunisce ogni settimana e raccoglie persone di età e provenienza anche molto varie.

Le prime iniziative sono consistite in manifestazioni pubbliche e una raccolta firme per chiedere la convocazione di un Consiglio comunale aperto, uno strumento di partecipazione civica previsto nello statuto del Comune di Reggio Emilia, utilizzato per portare le istanze della cittadinanza all’amministrazione (per inciso, quello promosso dall’Assemblea Bosco Ospizio è stato il secondo Consiglio comunale aperto mai convocato nella città). Alla seduta del Consiglio l’aula viene riempita da sostenitori del comitato contrario al progetto mentre il fronte favorevole è invece rappresentato da una singola persona portavoce di un fantomatico comitato del Sì. In quella sede il comitato ha presentato studi, dati tecnici e analisi scientifiche sugli impatti sociali e ambientali che una simile colata di cemento avrebbe su un quartiere che, come scritto, è abitato prevalentemente da persone anziane e nuclei a basso reddito. L’obiettivo era fermare l’ultima firma necessaria al via libera definitivo, firma onere dell’Assessore alla rigenerazione urbana Pasini. L’amministrazione, tuttavia, ha sostenuto che gli accordi fossero ormai definitivi e di non avere più margini di intervento, respingendo pertanto le richieste del comitato (al che, ci chiediamo, perché quindi sarebbe stato necessario attendere questa firma?).

Durante lo stesso consiglio viene depositata una mozione popolare, a seguito di un’altra raccolta firme. La mozione verrà poi discussa in occasione di un altro consiglio comunale dedicato con data indicata dall’amministrazione. Tuttavia, due giorni prima, senza alcuna comunicazione pubblica, la stessa amministrazione aveva già apposto la firma sul progetto definitivo. Ancora una volta – i casi sono innumerevoli, gli schemi con cui si ripetono simili – all’esercizio di partecipazione concreta, alla capacità di onorare la democrazia e di costruire e applicare saperi tecnico-scientifici da parte della cittadinanza, certe amministrazioni rispondono in modo paternalista, sprezzante e truffaldino, sfiduciando strumenti che loro stesse hanno messo in campo, forse, non rimane che …